intolleranza

Reazioni avverse da alimenti (allergia e intolleranza alimentare)

L’intolleranza alimentare è un tema diventato scottante degli ultimi anni e si è imposto all’attenzione dei medici specialistici che hanno preso in considerazione la possibilità che certi alimenti possano essere responsabili di alcuni disturbi e di alcune patologie cronico-degenerative, interessanti non solo l’apparato gastrointestinale (sindrome del colon irritabile, M. di Crohn, Rettocolite Ulcerosa) ma anche disturbi di tipo neurologico (cefalea), di tipo muscolo-scheletrico (artralgie, mialgie) ecc.

Se da un lato le scoperte della medicina molecolare hanno chiarito i meccanismi che sono alla base di alcuni disturbi e di alcune patologie, dall’altro la maggior parte dei medici curanti, a cui si rivolgono i pazienti alla ricerca di conferme sull’origine dei propri disturbi, non sono sufficientemente preparati e pronti a fornire le risposte opportune.

Alla ricerca di queste risposte si è affiancato, ben presto, un mercato che prende in considerazione i più svariati tipi di test e soprattutto le soluzioni più bizzarre che prevedono, nella migliore delle ipotesi, l’allontanamento dei cibi incriminati, senza alcuna indicazione per quanto tempo, creando di fatto rischi di carenze nutrizionali.

Una prima grande divisione delle forme di reazione avversa agli alimenti può essere fatta in funzione del tipo di reazione.

Si parla di reazione tossica quando vi è una risposta non mediata dal Sistema Immunitario che si riferisce a specifiche carenze enzimatiche o a particolari reazioni nei confronti di componenti del cibo, come potrebbe essere, per esempio, l’intolleranza al lattosio.

Tra le risposte non tossiche, invece, si annoverano tutte le reazioni immuno-mediate. Ogni tipo di risposta immunitaria potrebbe essere alla base della reazione dell’organismo ad un prodotto alimentare non tollerato.

La forma più comune di risposta è rappresentata dalle reazioni di tipo I, che prevedono l’intervento delle IgE. Questo tipo di reazione avversa al cibo può essere messa in evidenza con una visita specialistica che mette in relazione la comparsa dei disturbi con l’assunzione di alcuni alimenti e con il dosaggio degli anticorpi dell’allergia.

Le ipersensibilità di tipo II e III sono più rare e potrebbero prevedere una risposta IgG mediata. Anche queste forme richiedono una valutazione specialistica per poter prescrive gli esami più adatti.

Alla reazione immunitaria di tipo IV sono probabilmente ascrivibili le intolleranze alimentari più diffuse, poiché prevedono l’avvio di una risposta infiammatoria stimolata direttamnte dall’alimento o dai componenti proteici dello stesso.

Come noto, la sintomatologia è sfumata e, soprattutto per ciò che riguarda le intolleranze alimentari più comuni, non vi è rapporto temporale diretto con l’assunzione del cibo e può interessare organi o strutture del tutto indipendenti dall’Apparato digerente.

Le ipotesi patogenetiche sono diverse e vanno dall’esaurimento dei Sistemi digestivi specifici per il singolo prodotto al coinvolgimento di popolazioni batteriche in rapporto disomogeneo tra loro, alla presenza di batteri francamente patogeni.

È ricorrente, come componente primitiva o secondaria del processo, il riferimento alla cosiddetta Sindrome dell’Intestino Permeabile (Leaky Gut Syndrome), determinata dalla rottura delle giunzioni intercellulari della mucosa intestinale provocata dal processo infiammatorio sostenuto dalle condizioni primitive.

In questo modo la barriera intestinale permette l’ingresso nel torrente ematico di sostanze non completamente digerite e/o di altre, nei confronti delle quali si scatena una reazione immunitaria.

A parere di molti specialisti la perdita della permeabilità selettiva della parete intestinale rappresenta la vera origine della Sindrome da Intolleranza Alimentare.

La sequenza patogenetica vedrebbe al primo posto la presenza di condizioni o sostanze che infiammano la mucosa, al secondo la perdita della permeabilità selettiva e solo al terzo l’induzione della sintomatologia da parte di uno specifico alimento.

In funzione di quest’ipotesi l’iter corretto per il trattamento della Sindrome da intolleranza alimentare può essere:

1. Ridurre o eliminare i cibi pro-infiammatori

2. Ricostruire l’eubiosi intestinale

3. Riparare le lesioni giunzionali

4. Rivalutare la presenza di eventuali cibi non tollerati

 

Il primo punto è il più difficile da risolvere poiché bisogna avere chiara conoscenza di quali sono i cibi che inducono il processo infiammatorio a livello della parete intestinale. Ricordiamo solo i principali: tutti i prodotti raffinati, ovvero quelli che si compongono di farina 00, zucchero bianco e derivati, sale, latte e derivati vaccini, in particolare quelli eccessivamente lavorati; cibi contenenti conservanti e coloranti, proteine animali, in particolare pesce e carne provenienti da allevamenti industriali consumati in quantità eccessiva, e carne di maiale in generale.

Il secondo punto è indirizzato a ricostituire l’equilibrio della flora intestinale.

Il terzo punto riguarda la riparazione delle giunzioni strette tra le cellule intestinali per recuperare la selettività della permeabilità intestinale.

A questo punto la maggior parte delle intolleranze possono essere considerate risolte.

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